L’allargarsi della guerra con l’Iran rischia di produrre un effetto collaterale sempre più temuto a Kyiv e nelle capitali europee: che Washington cominci a spostare risorse militari cruciali dal fronte ucraino al Medio Oriente. Secondo un’analisi pubblicata dal Washington Post e approfondita ulteriormente da altri media, tra cui Reuters, il problema riguarda anzitutto gli intercettori per la difesa aerea acquistati attraverso il programma PURL, il meccanismo da 750 milioni di dollari creato in ambito NATO per consentire agli alleati di finanziare l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi destinati all’Ucraina.

Il programma PURL è diventato la linfa vitale dell’Ucraina per quanto riguarda i missili intercettori statunitensi di alta gamma, che l’industria europea non è in grado di sostituire. Le nazioni alleate hanno stanziato circa 4 miliardi di dollari fino ad oggi, con Germania, Norvegia e Paesi Bassi tra i maggiori contributori.

Secondo il Washington Post, il Pentagono avrebbe notificato al Congresso l’intenzione di dirottare circa 750 milioni di dollari di fondi PURL verso il ripristino delle scorte statunitensi, in un contesto in cui la campagna militare contro l’Iran sta consumando alcune delle munizioni più sensibili degli Stati Uniti. Reuters ha confermato che la discussione sarebbe tuttavia in corso al Dipartimento della Difesa.

Una nota inviata dal Pentagono al Congresso, visionata dal quotidiano statunitense, mostrerebbe che il Dipartimento della Difesa ha utilizzato parte dei fondi europei del programma PURL per altre esigenze che i legislatori avevano previsto di finanziare tramite USAI con fondi statunitensi.

Un funzionario statunitense ha affermato che non è ancora chiaro se il Pentagono abbia utilizzato i fondi del programma PURL in aggiunta o in sostituzione dei fondi già approvati dal Congresso per la fornitura di tali armi. Da parte loro, diplomatici europei hanno dichiarato al Washington Post di essere preoccupati che la spesa di munizioni da parte di Washington possa ritardare i loro ordini e interrompere le consegne di missili PURL all’Ucraina.

A seguito dell’indiscrezione la NATO ha cercato di rassicurare Kyiv. La portavoce Allison Hart ha dichiarato a Reuters che “tutto quello che gli alleati NATO e i propri partner hanno speso tramite il programma PURL è stato consegnato e continua a fluire verso l’Ucraina”.

Lo stesso segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo a Bruxelles il 26 marzo, ha insistito sul fatto che l’equipaggiamento essenziale continua ad arrivare. Rutte ha ricordato che dall’estate scorsa il programma ha fornito circa il 75% dei missili usati dalle batterie Patriot ucraine e quasi tutta la munizione impiegata dagli altri sistemi di difesa aerea.

Anche da parte ucraina, almeno ufficialmente, non risultano segnali immediati di uno stop. L’ambasciatrice ucraina presso la NATO, Alyona Getmanchuk, ha affermato Radio Free Europe che l’Ucraina comprende i rischi per il programma PURL qualora la guerra in Medio Oriente si protraesse.

“Attraverso il programma PURL, continuiamo a ricevere circa il 75% dei missili intercettori per il sistema Patriot e circa il 90% per tutti gli altri sistemi di difesa aerea”, ha affermato la diplomatica, osservando che a Kyiv vanno anzitutto missili PAC-2 e PAC-3 e che finora Washington ha pienamente rispettato gli impegni presi in merito alla consegna di questi missili il mese scorso. “Prevediamo di ricevere il numero corrispondente di missili, principalmente PAC-3, in base ai risultati di questo mese”, ha affermato.

[a cura di Simone Cantarini]

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